C. Campedelli: L'amministrazione municipale delle Strade Romane

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Titel
L'amministrazione municipale delle Strade Romane in Italia.


Autor(en)
Campedelli, Camilla
Erschienen
Umfang
XII, 345 S.
Preis
€ 75,00
Rezensiert für H-Soz-Kult von
Paolo Storchi, Sapienza Università di Roma

Il sistema viario romano era un organismo estremamente complesso, per certi versi, non eccessivamente differente da quello attuale.[1] Il naufragio del Mondo antico ci permette di percepire tale intricata rete di connessioni in modo molto parziale, limitato quasi esclusivamente agli assi di maggior traffico e importanza. Siamo inoltre ben coscienti che ogni nostra convinzione potrà essere oggetto di revisione in base a future scoperte, archeologiche o epigrafiche, ed ulteriori studi.

Il corposo volume di C. Campedelli si inserisce all’interno del rinnovato interesse sulle strade romane e costituisce una preziosa raccolta ragionata di tutto il patrimonio italiano relativo ad un aspetto che ancora non era stato affrontato adeguatamente: l’apparato giuridico-amministrativo preposto ed istituito appositamente per la cura e la gestione di quelle strade che non erano state direttamente volute e costruite dallo stato romano attraverso l’operato di consoli, censori o Imperatori; quelle strade che sono definite per comodità, secondo la nomenclatura proposta da Th. Mommsen e G.B. Brusin[2], “strade municipali”. Esse erano vie pubbliche, ma designate, programmate e gestite dai magistrati cittadini. La tematica viene affrontata dalla studiosa in particolare attraverso i dati che si possono evincere da quelli che sono fra i documenti più diretti giuntici dall’antichità: il patrimonio epigrafico.

Il volume consta di quattro capitoli principali cui si accompagnano prefazione e conclusione e l’aggiunta di alcune puntualizzazioni al termine dei capitoli principali; segue il preziosissimo catalogo completo di tutte le epigrafi che facciano riferimento a costruzione o manutenzione di manufatti stradali o infrastrutture connesse alle strade, da riferirsi a questa particolare tipologia di vie non ‘Reichsstraßen’.[3] È proprio questa la grande novità dello studio di C. Campedelli, solamente le grandi vie gestite dallo stato sono state fino ad ora analizzate dal punto di vista amministrativo e giuridico, forse proprio perché, come questo lavoro dimostra, è complesso trovare fili conduttori in un patrimonio estremamente vario e diversificato; Un patrimonio cambia non solo di Regione in Regione (nel senso di divisioni augustee), ma che presentava peculiarità anche di città in città, si pensi agli adlegatei, magistrati attivi soltanto a Patavium (p. 64) oppure al particolare legame e conseguenti azioni evergetiche di alcuni personaggi verso aree dove ipotizziamo che avessero possedimenti o dove un atto di questo tipo poteva essere dettato da ragioni politiche che oggi possiamo solo nebulosamente intuire; generando dunque un quadro complesso, difficile da sintetizzare organicamente, ma ben esaminato dalla Campedelli.

Il primo capitolo discute la tipologia delle strade, da una parte, attingendo ai testi dei gromatici, si definisce meglio l’ambito di indagine dell’opera; dall’altra si confrontano i vocaboli utilizzati nei testi di giuristi ed agrimensori con quelli riscontrabili nelle epigrafi e nelle fonti letterarie; in particolare, il contributo dell’Epigrafia era stato fino ad ora decisamente sottovalutato e questa nuova analisi apre prospettive rivelando un panorama estremamente più complesso rispetto a quello che poteva intendersi dagli scritti di Ulpiano e Siculo Flacco (p. 8), come generalmente si fa nella letteratura topografica. Molto interessante la digressione sulla denominazione antica delle strade urbane (p. 9).

Il secondo capitolo analizza le disposizioni di legge relative alla gestione della rete stradale, in particolare ci si focalizza su Roma, sulla cui legislazione, come attestato anche archeologicamente, poi si baseranno le disposizioni degli altri centri della penisola. Si analizza quanto riportato dalle leggi delle XII tavole, ma anche le lex Tarentina, quelle Ursonensis e Irnitana che tradiscono una derivazione da leggi forse Cisalpine; la Tabula Heracleensis e un frammento di Papiniano. Da tutte queste fonti si ricavano importanti dati sui termini tecnici relativi alla costruzione e manutenzione della rete stradale (delapidare, probatio, tuitio, purgatio etc.), ma soprattutto risalta la speciale importanza e preoccupazione dell’amministrazione in questa tipologia di lavori, moles necessariae alla vita comunitaria. Dai principi generici enunciati fin nella prima legislazione di Roma, si passa alle leggi municipali che, pur datate in un lungo lasso di tempo, presentano disposizioni pressoché identiche, evidente risposta ad esigenze che permanevano uguali non solo in ogni luogo (si veda il passo di Papiano, probabile riadattamento e traduzione greca di un originale statuto municipale del mondo romano, p. 39), ma anche in ogni epoca, come argutamente argomentato dalla Campedelli che presenta perfino un confronto con la legislazione di Pergamo in età ellenistica (p. 39); “La presenza di tali comuni denominatori indica che le necessità legate alla gestione delle strade in età antica non differivano in nulla nella sostanza e di poco nella forma” (pp. 39–40).

Il terzo capitolo si occupa di individuare i magistrati che si occuparono materialmente di realizzare e curare le opere stradali, ed è accompagnato da una appendice riguardante il ruolo avuto dal Senato di Roma e, in taluni casi, dallo stesso Imperatore. L’analisi del panorama epigrafico rivela la straordinaria varietà non solo delle tipologie di intervento, ma anche dei magistrati incaricati di metterle in atto e dell’origine dei finanziamenti che lasciano impronte anche sulle formule utilizzate nelle epigrafi. A volte tali interventi erano attuati con denaro pubblico di cui non conosciamo la provenienza, frequentemente attingendo alla summa honoraria (p. 48), in taluni casi si tratta di opere evergetiche private o una commistione di finanziamenti pubblici e privati. Quando interviene l’imperatore, lo fa solo in quanto sollecitato; egli non sembra interferire mai sull’autonomia municipale, almeno in questo ambito. Uno degli aspetti più interessanti, come l’autrice evidenzia bene, è la constatazione che esisteva una netta divisione fra potere decisionale ed esecutivo (p. 65).

Nel quarto, capitolo si specificano in maniera maggiormente dettagliata le metodologie di finanziamento, facendo costante riferimento al patrimonio epigrafico. Alla scontata partecipazione ad opere evergetiche di Senatori, Cavalieri e membri dell’ordo decurionum, ma anche di donne di un certo rango, si aggiunge quella, più sorprendente, di schiavi e liberti (p. 94) e di personaggi che, pur essendo esentati dai munera, decidono comunque di partecipare al bene comune con opere di riassetto stradale (p. 95). Le testimonianze sono varie di città in città con una pressoché totalità di interventi pubblici ad esempio a Brixia e privati a Urbs Salvia. Si condivide l’avvertimento dell’autrice a non prendere troppo rigidamente l’abbondante attestazione dei contributi privati rispetto a quelli pubblici (p. 102); essa è certamente da ricondursi, oltre al ruolo giocato dalla casualità dei rinvenimenti, alla necessità di visibilità e conseguente pubblicità che era lo scopo di tali interventi.

A ciò segue la rassegna delle epigrafi concernenti questo argomento, ben 165, tutte corredate da traduzione, commento e bibliografia; con esclusione di alcune epigrafi generalmente utilizzate in articoli riguardanti l’argomento, ma escluse dal volume dall’autrice con motivazioni sostanzialmente condivisibili, a volte, a parere di chi scrive, potrebbero anche essere utilizzate (es. CIL IX, 1138), ma è senza dubbio una prova di onestà intellettuale, escludere le epigrafi dubbie per avere un corpus più limitato, ma genuino.

Si tratta in sostanza di un lavoro completo, particolarmente utile risulta il catalogo epigrafico corredato da traduzioni italiane e indicazioni dei contesti di rinvenimento. Purtroppo, come si diceva, il patrimonio di dati è sì ampio, ma molto variegato ed è pertanto difficile giungere ad una generalizzazione applicabile a tutti gli ambiti municipali. Ciò è dovuto all’esiguità del materiale epigrafico conservatosi rispetto al totale originario, nonché alla casualità con cui è giunto fino a noi e alla quasi totale perdita di tutti i supporti scrittori in materiale deperibile, non è certo colpa della studiosa che ha invece prodotto ottime riflessioni e nuove proposte convincenti.

Nonostante la grande maggioranza della documentazione epigrafica riguardante questo argomento si concentri in Italia, sarebbe stato di speciale interesse indagare anche quanto accade nelle province dell’Impero. Non si tratta di un appunto al volume, il lavoro della Campedelli è estremamente consistente e di ottima qualità, ma semplicemente di un auspicio futuro per le prossime ricerche della studiosa.

Notes:
[1] P. L. Dall’Aglio / I. Di Cocco (edd.), La linea e la rete. Formazione storica del sistema stradale in Emilia-Romagna, Milano 2006, p. 14.
[2] CIL IX, p. 99; G. B. Brusin, Inscriptiones. Aquileiae, vol. II, Udine 1993, p. 993.
[3] Su questa tipologia di strade una buona sintesi rimane L. Quilici, Le strade. Viabilità tra Roma e Lazio, Roma 1991.

Zitation
Paolo Storchi: Rezension zu: : L'amministrazione municipale delle Strade Romane in Italia. Bonn  2014 , in: H-Soz-Kult, 18.04.2016, <www.hsozkult.de/publicationreview/id/rezbuecher-24470>.
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Veröffentlicht am
18.04.2016
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