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Titel
Costruire per gli zar. Architetti ticinesi in Russia 1700-1850


Autor(en)
Navone, Nicola
Erschienen
Bellinzona 2010: Edizioni Casagrande
Anzahl Seiten
163 S.
Preis
Rezensiert für infoclio.ch und H-Soz-Kult von:
Müller Bettina, Universitätsbibliothek Heidelberg

Sono soprattutto le lamentele e le ansie degli architetti ticinesi in Russia che ci danno un’idea concreta di cosa volesse dire costruire per gli Zar, tra il 1700 e il 1850. Riemerse nelle lettere e in alcuni altri scritti degli emigranti ticinesi in Russia, Nicola Navone le ha sapute cogliere e inserire nel contesto delle ricerche storiche sull’argomento. Non solo le preoccupazioni del più celebre Domenico Trezzini, esecutore del progetto urbanistico di Pietro il Grande e uomo chiave della trasformazione di una palude della Neva nella città di San Pietroburgo. Ma anche le perplessità di Francesco Bartolomeo Rastrelli, che nel suo Mansionario del comparto di architettura denuncia l’inadeguatezza della manodopera nell’edilizia russa negli anni Quaranta e Cinquanta del Settecento, frutto in gran parte di reclutamenti forzati. Oltre alla scarsa competenza dei muratori e alla venalità degli impresari, si aggiungevano la fretta e le pretese irrealistiche dei committenti, despoti – seppur talvolta illuminati – determinati a veder trasformati in un baleno i loro sogni edilizi in realtà.

Navone ricostruisce inoltre le strategie attivate dagli architetti per accaparrarsi commesse e lavori, basate su alleanze fra parenti e conterranei, sulla capacità di intessere buoni rapporti con la corte russa e soprattutto sulla formazione. Significativa in questo senso la lettera del 1802 di Tommaso Adamini alla moglie Domenica Poncini di Bidogno, con raccomandazioni perentorie riguardo all’istruzione dei figli, che non li mandasse a pascolare le bestie, né a imparare il latino alla scuola parrocchiale, ma da «un qualche buon uomo che li insegni a disegnare il Vignola, e a far di conto e che imparino anche la geometria, e imparino bene a scrivere la nostra ortografia italiana, e se li avanza tempo, che imparino la lingua francese». D’altra parte non erano rari, nei curricula degli architetti ticinesi in Russia, i soggiorni formativi all’accademia di Brera di Milano o in altre città italiane. Quanto fosse cruciale un’adeguata formazione per affermarsi in Russia è oggetto di molte comunicazioni tra emigranti. Quello che veniva richiesto infatti era «intelligenza attiva, teoretica e pratica insieme, ma con un’accentuazione dell’aspetto pratico». Eppure quel filone economico, che per tanto tempo aveva assicurato reddito e talvolta anche fama ai “buoni artefici” venuti dalla Lombardia elvetica conobbe alti e bassi e ben presto si esaurì, come prevedeva Leone Adamini nel 1853: «Qui ora è cambiata la Russia di bianco in nero, benché sia ancora un paese di risorse ti devo dire che sono io solo che mi sostengo ancora perche tutti mi amano, e mi so far amare, ma tutti i nostri non vivono ma vivottano».

Ricchissimo di spunti inediti, il libro di Nicola Navone dà però per scontato che il lettore conosca adeguatamente il contesto storico in cui gli architetti e costruttori ticinesi si muovevano: che sappia già, ad esempio, quando è avvenuta e come è andata a finire la battaglia di Poltava, che cosa siano le riforme petrine o la “Grande Ambasciata”, o che impatto abbia avuto in Russia la guerra contro la Francia napoleonica. Un ulteriore sforzo narrativo per richiamare – anche in estrema sintesi – fatti e circostanze, avrebbe probabilmente restituito un significato più profondo alle esperienze dei costruttori ticinesi in Russia.

Zitierweise:
Bettina Müller: Recensione di: Nicola Navone, Costruire per gli zar. Architetti ticinesi in Russia 1700-1850 Bellinzona, Casagrande, 2010. Prima pubblicazione in: Archivio Storico Ticinese, Vol. 153, pagine 133.

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